Ecco una breve intervista all' attuale Doshu (Maestro della Via) Moriteru Ueshiba,nipote di Osensei.
Essere nipoti di O-sensei: il carico rappresentato dall'eredita' di suo nonno e di suo padre non le e' mai sembrato troppo pesante?
Certo e' un'eredita' pesante: essere il nipote di colui che ha iniziato questa strada e poi essere il figlio di colui che ha continuato l'eredita' del fondatore presso l'hombu-dojo e' senz'altro un'eredita' pesante. Pero' io ho cominciato con mio padre e mi sono trovato con la voglia di continuare per la stessa strada. Oltre a un senso del dovere, dunque, ho maturato anche la voglia di perseguire questo compito, che mi sembra pesante, ma naturale allo stesso tempo.
Tra i valori dell'aikido, qual e' il piu' grande che sente di aver ereditato dalla sua famiglia?
Il valore maggiore e' l'aikido. Quando sono nato l'aikido esisteva gia': il fondatore aveva gia' iniziato questa strada e io sono cresciuto avendo davanti agli occhi l'esempio di mio padre che continuava su questa strada. Quindi secondo me si puo' senzaltro parlare di valore, ma nel senso che l'aikido stesso e' un valore. Nel contempo c'e' un'identificazione tra la mia famiglia e l'aikido. Ma naturalmente la famiglia e' anche un fatto privato. La famiglia mi ha permesso di essere e di fare quello che sono, mi ha lasciato fare quello che sono, quindi l'aikido e' un elemento di valore interno, naturale, insito nel modo di essere e nella storia della mia famiglia.
Come e' stato il suo allenamento sin da bambino?
Quando sono nato attorno a me esisteva gia' l'aikido; e' qualcosa che ho sempre visto e naturalmente mi sono allenato sin da bambino; ma a esser sinceri la pratica costante dell'aikido e' iniziata molto dopo; da bambino ero attorniato dall'aikido e dagli aikidoka e quindi era un fatto per me naturale. Poi ho smesso e ho provato tante altre cose e solo piu' tardi e' iniziata questa strada come la percorro oggi, praticando l'aikido tutti i giorni.
Che rapporto ha con la religione di suo nonno, l'Omoto-kyo?
Nessun rapporto.
Quindi non ha continuato la via spirituale che aveva intrapreso suo nonno?
L'Omoto-kyo rappresenta un elemento dell'esistenza del fondatore, ma non c'e' un legame diretto tra Omoto-kyo e aikido. Del resto, quando il fondatore parlava dell'aikido, non lo legava con l'Omoto-kyo; era un problema spirituale che riguardava soltanto lui. In questo caso, quindi, il precedente doshu, mio padre, e io con lui non abbiamo continuato su questa strada anche perche' lo ribadisco, le due cose erano separate.
Che ricordi ha di O-sensei?
Questa e' una domanda che mi viene fatta costantemente. O-sensei e' morto che io avevo diciott'anni, quindi ho naturalmente un'infinita' di ricordi e rammento molte esperienze fatte insieme, pero' devo anche essere molto sincero: io ero cosciente che lui fosse il fondatore di una scuola di arti marziali, ma per me era mio nonno: era il Nonno. I miei ricordi vanno in questo senso: sapevo che lui era O-sensei, ma per me era il mio nonnetto.
Non ci puo' raccontare qualche episodio simpatico di questo rapporto nonno-nipote?
Quand'ero piccolino, facevamo la lotta insieme, oppure guardavamo la televisione [guardavano spesso i film di samurai: Ueshiba Morihei si faceva dire dal nipote quando erano in programma tali film], o giocavamo insieme. Questa era appunto la vita di tutti i giorni, il nostro rapporto quotidiano. Quando poi pero' si andava al dojo, e a me e' capitato di essere li' nel dojo a vedere quando insegnava, ho sentito sin da piccolo che l'atmosfera era tutta un'altra cosa: erano due mondi separati: mio nonno era il solito nonnetto a casa, pero' quando eravamo al dojo sentivo che l'atmosfera e la situazione erano diverse. Questa e' una cosa che ho avvertito sempre, sin da bambino.
Qual e' la gioia piu' grande che le da' l'aikido?
La gioia piu' grande e' vedere come l'aikido si e' diffuso. Oggi, per esempio: vedere tante persone che con tanto entusiasmo si radunano attorno a questa cosa che noi chiamiamo aikido (e naturalmente non capita solo qui, capita in tutte le parti del mondo) e' senz'altro una sensazione di grande gioia.
E le da' invece qualche preoccupazione?
Il fatto stesso che molte persone pratichino l'aikido implica di per la possibilita' che nascano problemi. Come ho spiegato oggi durante la lezione, l'aikido va fatto, quando si e' in coppia, con attenzione per se stessi e per gli altri. Non c'e' nient'altro che far scivolare queste preoccupazioni attraverso un insegnamento che tenga presente il rispetto anche per l'altro.
Vedo dalla mia esperienza personale che ci sono due diverse mentalita' quando ci si avvicina all'aikido: una e' quella di cercare un modello, di cercare incessantemente il "sistema giusto", mentre io so, e sempre per esperienza personale, che le differenze di opinioni, di corporature, di gusti, sono una ricchezza; la ricchezza si trova appunto nella diversita'. Ognuno dovrebbe essere libero di esprimersi attraverso l'aikido e, per quel poco che posso giudicare io, O-sensei voleva questo: che ognuno fosse libero dentro l'aikido; nel quadro tecnico da lui delimitato, certamente, ma libero, non legato a un modello fisso. Vorrei sapere se il Doshu e' d'accordo con questa mia interpretazione.
Credo che si debba fare una distinzione: da una parte c'e' un fusto, un tronco centrale che e' il modello che ci e' stato lasciato; nel momento in cui ci confrontiamo con il modello, pero', nasce naturalmente anche una nostra interpretazione. L'interpretazione e' un fatto normale. Si tratta di trovare un equilibrio tra le due cose: da una parte e' vero che le interpretazioni portano a delle variazioni, ma e' anche vero che se queste variazioni diventano completamente slegate rispetto al tronco principale dell'albero, l'aikido potrebbe risultare snaturato. E quindi per quanto difficile, la questione sta proprio nell'equilibrio tra la traccia e le variazioni che sono giuste, normali e inevitabili.
Perche' praticare aikido oggi? E' una domanda apparentemente banale, ma che da' forse modo al maestro di darci una risposta interessante.
Questa non e' una risposta che devo dare io. La risposta la devono dare coloro che vogliono fare aikido; che sentono di dover fare aikido. Pero' una considerazione che si puo' fare, e' che, se se e' vero (come e' vero) che l'aikido viene ormai praticato in piu' di ottanta paesi nel mondo, vuol dire che c'e' qualcosa che viene trasmesso dall'aikido; c'e' una forza che l'aikido possiede, che interessa un numero sempre crescente di persone.
La mia interpretazione personale e' che le persone che si avvicinano all'aikido siano coscienti che, traendo un esempio dal sistema di allenamento, e' un sistema come dicevo oggi non a senso unico. Non e' mai solo uno dei due che e' attivo nella tecnica, ma e' una ricerca contemporanea di entrambi: prima noi giochiamo un ruolo e poi giochiamo il ruolo contrario. L'aikido e' una disciplina che non da' un risultato univoco. Non e' sempre bianco o nero. E' una strada che da' dei risultati diversi a seconda delle persone, pur attraverso un allenamento costante. Quest'allenamento tuttavia, un'altra cosa che dicevo oggi, e' basata sull'alternanza dei ruoli nella tecnica. Questa e' una cosa che diceva anche il fondatore. Io credo che sia vera e che anche le persone che si avvicinano all'aikido sentono vera ed efficace.
Credo che questa sia la vera forza dell'aikido.
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