Intervista a Kobayashi

Il maestro Kobayashi e' di piccola statura, corporatura forte, gli avambracci ti fanno capire gli anni di intensa
pratica, capelli brizzolati, dal sorriso sembra il classico furbo uomo d'affari giapponese. Quando gli sei vicino
senti entrarti una certa serenita', i suoi modi pacati, ti da l'impressione di chi non vuole interferire nel mondo
degli altri. Ha l'atteggiamento che ho riscontrato in tutte le persone che hanno trovato nella loro arte delle
certezze.

Provo subito una grande simpatia, se non amassi in modo viscerale il Kung Fu e il Kalary Payat praticherei subito
l'Aikido, con lui.

Sensei, a che eta' ha cominciato a praticare le arti marziali?
"A quattro anni, indirizzato da mio padre: kendo, judo, karate e poi definitivamente l'aikido.
Le arti marziali sono arti tradizionalmente praticate dai componenti della mia famiglia".


Che cosa l'ha spinto ad avvicinare il Maestro Ueshiba e l'Aikido?
"Subito dopo la guerra frequentavo assiduamente Miyasaka Sensei; un giorno mi disse che se volevo conoscere
veramente la "Fonte" delle arti marziali dovevo avvicinare il Maestro Ueshiba e praticare la sua arte.
Le parole di Miyasaka mi crebbero molti dubbi e tensioni. Sapevo che Miyasaka Sensei non parlava mai invano e
che le sue parole erano sempre da tenere in seria considerazione. Cosi' dopo un certo periodo con la presentazione
di Miyasaka Sensei andai al dojo del maestro Ueshiba. Indubbiamente Miyasaka Sensei mi conosceva bene perche' come
vidi Osensei i miei dubbi, le mie tensioni svanirono e capii che per me non poteva esserci che un'arte: l'Aikido".

Ci vuole parlare un poco del Maestro Morirhei Ueshiba?
"Parlare di lui, tutte le parole sono limitative, mi creda.
Il Maestro Ueshiba era particolare nella percezione e nella tecnica, aveva senza dubbi raggiunto la "Fonte".
A lui devo tutto e non trovo che una parola per definirlo: O-Sensei".

Come sono stati i suoi anni di pratica con il Maestro Ueshiba e quali erano i ritmi di allenamento?
"Quando io ho iniziato il Maestro Ueshiba insegnava solo a 4 o 5 allievi. Ci si allenava duramente e spesso anche
di notte. La presenza di Osensei rendeva tutto "magico" ed affascinante, la stanchezza e le nostre problematiche
scomparivano. Praticando con lui ci si rigenerava".

Ha conosciuto Jigoro Kano e Gichin Funakoshi?
"Si' li ho conosciuti molto bene.
Sono da annoverare tra i grandi, lo dimostra la strada che hanno tracciato e cio' che ci hanno lasciato.
Di loro posso aggiungere che sono stati anche grandi educatori, chi praticava con loro si trasformava.

Che cosa differenzia l'Aikido dalle altre arti marziali?
"L'Aikido e' una questione di cuore, di sentire, di rispetto e di intuito, non vi sono norme o forme catalogate,
tutto e' lasciato alla creativita'. E' difficile spiegare cio', ma ragionando con il cuore anziche' con la mente si
riesce a comprendere".

Qual'e' la filosofia che sta alla base dell'Aikido?
"L'Aikido non e' una religione, l'Aikido e' una scuola di vita mediante la quale si cerca di arrivare all'Essenziale.
Nell'Aikido come e' stato detto non ci sono tecniche codificate perche' tutto cambia, le tecniche che ho fatto durante
lo stage sono gia' superate, morte. Ogni momento, ogni gesto segnava una nuova nascita. Il praticante deve percepire
questo continuo mutamento, questo divenire e porsi nei confronti di tutti e di tutto con molta responsabilita' e
rispetto".

C'e' tra Zen ed Aikido un legame?
"Direi di no, anche se l'Aikido e lo Zen sono talmente vasti ed importanti che certamente ci sono punti d'incontro".

L'uomo occidentale sembra affascinato dall'oriente, mentre l'uomo orientale e' attratto da tutto cio' che e' occidentale.
Cosa pensa di questo "movimento" che sembra voler amalgamare le tradizioni?

"Tutto cio' e' molto positivo.
Penso che le persone si avvicineranno sempre piu' e formeranno una "massa" unica mantenendo pero' certe
differenziazioni che vengono dalle loro civilta' e dalle loro tradizioni".

Qual'e' la situazione attuale in Italia dell'Aikido?
"Confusa. Troppi gruppi, troppe persone che soffrono di gelosia e dimenticano che l'Aikido e' soprattutto pratica
e rispetto reciproco nel cammino della strada tracciato da Osensei Ueshiba".

Programmi futuri?
"Due grossi stage, il primo a settembre a Verona e l'altro a dicembre a Roma".

Com'e' la situazione attuale dell'Aikido?
"Direi buona. Oggi si puo' trovare l'aikido in tutte le nazioni del mondo.
L'Aikido continuera' il suo sviluppo, ma rimarra' sempre una pratica d'elite e non di massa".

Come ha trovato il livello dei praticanti europei ed italiani in particolare?
"Il livello in generale e' soddisfacente visto che lei mi chiede una classifica direi: Francia, Germania, Italia...".


A questo punto il Maestro e' chiamato da vari allievi che lasciano il Palazzetto, a malincuore ci congediamo.



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