Ki

"Nella pratica, quando il tuo avversario sferra un colpo, devi gia' essere in movimento. Dopo che l'hai visto
muoversi, e' gia' troppo tardi ed un falso movimento da parte tua e' fuori luogo, perche' il colpo del tuo avversario
e' quasi mortale. Muoversi simultaneamente con il colpo; si deve sentire l'intenzione dell'avversario. Ma, in realta',
non e' questione di usare la mente, ci si deve muovere naturalmente, senza pensarci. Quando raggiungerai questo stato,
riuscirai a muoverti simultaneamente con l'ordine. Se pensi troppo all'inizio del colpo dell'avversario, non ti
renderai conto dei suoi movimenti. Solo quando la tua mente e' tranquilla come una pozza d'acqua e sei fisicamente
all'erta, potrai renderti conto dei movimenti dell' avversario e della sua respirazione naturale. In questo stato
sentirai i cambiamenti di sentimento del tuo avversario"

(Morihei Ueshiba)

Il Ki di cui si tratta nella disciplina giapponese dell'Aikido, e' rappresentato dall'ideogramma giapponese che,
nei caratteri della scrittura kanji, raffigura il vapore che sale dal riso in cottura.
Nella disciplina dell'Aikido significa spirito, ma non nel significato che tale termine ha nella religione, bensi' nel
significato del vocabolo latino "spiritus", cioe' soffio vitale ed energia vitale.
Il riso, nella tradizione giapponese, rappresenta il fondamento della nutrizione e quindi l'elemento del sostentamento
in vita ed il vapore rappresenta l'energia sotto forma eterea e quindi quella particolare energia cosmica che spira ed
aleggia in natura e che per l'Uomo e' vitale.
Il Ki e' dunque anche l'energia cosmica che sostiene ogni cosa.
Nella disciplina dell'Aikido e piu' in generale nelle arti marziali giapponesi ed orientali, l'essere umano e' vivo
finche' e' percorso dal Ki dell'universo e lo veicola scambiandolo con la natura circostante: privato del Ki
l'essere umano cessa di vivere e fisicamente si dissolve. Nella concezione delle arti marziali orientali, l'essere
umano e' pieno di vita, di coraggio, di energie fisiche ed interiori finche' veicola il Ki in modo vigoroso
attraverso il proprio corpo e lo scambio con la natura circostante e' abbondante; quando invece nel suo corpo la
carica vitale del Ki e' carente, l'essere umano langue, e' debole, codardo, rinunciatario.
Nella pratica della disciplina dell'Aikido si ci si impegna per imparare a riempire il corpo con il Ki ed
a veicolarlo energicamente; pertanto nell'Aikido e' necessario comprendere bene la profonda natura del Ki ed
imparare a riconoscerne le manifestazioni e gli effetti, i quali vanno sotto il nome di Kokyu.
Per estensione di significato il Ki puo' essere associato a quella che i fisici del XVIII e XIX secolo chiamavano
vis viva (forza viva), ovvero una sorta di fluido attraverso il quale l'energia ha la possibilita' di trasferirsi da
un oggetto materiale ad un altro. Secondo le antiche credenze, attraverso la respirazione il Ki si accumula e riempie
tutte le parti del corpo, ma viene emanato solo quando corpo e mente sono sereni e distesi.
Nell'aikido o nel taijiquan ogni gesto e' un movimento di energia, nel Judo, nel ju jitsu non e' importante la forza
muscolare quanto l'abilita' di gestire e direzionare il Ki.

Secondo una trattazione scientifica corrispondente alla mentalita' occidentale, il Ki potrebbe essere inteso come
l'energia interna di un corpo. Inoltre e' auspicabile un'inversione di tendenza nell'ambito delle arti marziali nella
trattazione del Ki, in quanto secondo la metodologia sperimentale adottata dalal scienza, spiegazioni esoteriche
sono ritenute assolutamente incoerenti e inconsistenti e al massimo adatte ad un pubblico di creduloni.

La questione dell'armonia del Ki (o Ai-Ki) e' un conceto orientale di una certa complessita'. Si noti innanzitutto
che tale questione e' assolutamente diversa da quella di una mente (nel senso di Kokoro) salda e lucida, anche se
entrambe si riconducono allo stesso principio: il miglior impiego dell'energia. Tale principio, enunciato e
fermamente sostenuto da Jigoro Kano (Ki-Ai) fu concretamente realizzato da Morihei Ueshiba con la creazione
dell'Aikido (termine composto dai vocaboli Ai-Ki-Do, ciascuno dei quali ha un suo proprio significato che, unito
agli altri, genera un significato piu' complesso). Questa disciplina realizza l'Ai-Ki nella vita interiore dell'uomo
e nella sua manifestazione esteriore: questa esteriorizzazione e' denominata nella lingua giapponese con il termine
Kokyu. La realizzazione dell'Ai-Ki e' infatti la manifestazione di uno stato di totale controllo del corpo che vive
ed agisce in perfetta armonia con le leggi naturali e cosmiche. Tuttavia, sebbene questo stato sia raggiungibile
sotto il controllo dell'esercizio della volontarieta' in modo relativamente facile, il requisito fondamentale
dell'Ai-Ki e' l'assoluta spontaneita' ed istintualita' dei propri movimenti, per quanto precisi essi siano.
Le azioni passano dallo stato di consapevolezza volontaria a quello di libera istintualita' e percio' si dice che
la mente (sempre nel senso di Kokoro) e' ricettiva e conforme ad adattarsi alle situazioni.
Nella disciplina dell'Aikido con il termine "istintualita'" s'intende quell'istintivita' non naturale, cioe' che
nessuno possiede in modo innato e spontaneo, ma che un'abitudine frutto di un allenamento particolare puo' far
penetrare nei meccanismi istintivi naturali e consolidarli ad essi, radicandoli nell'istinto naturale come se
questi fossero stati conferiti insieme alla nascita. Per fare un esempio: sono reazioni istintuali le complesse
reazioni istantanee fra di loro combinate ed armonicamente sincronizzate quali le azioni contemporaneamente
esercitate su freno, frizione, cambio, acceleratore, volante, che quando siamo alla guida di un autoveicolo
poniamo in essere in situazioni d'emergenza senza pensare ai gesti che compiamo, mentre il ritrarre istantaneamente
la mano senza pensare e premeditare il gesto che si compie quando questa e' scottata da una fiamma, questo e' invece
un gesto istintivo.
Secondo la tradizione orientale e specificamente delle arti marziali giapponesi, esistono tre sedi naturali in cui
il Ki si localizza che nella lingua giapponese sono denominate "tanden", le quali non sono pero' delle vere
e proprie sedi fisiche, materiali, corporee, ma sono dei punti virtuali dove viene localizzata la cosiddetta
"presenza mentale" del praticante e precisamente: il "Kikai Tanden", la sede viscerale, il "Chudan Tanden"
, la sede mediana ed il "Jodan Tanden", la sede superiore.
Il Ki e' l'energia vitale che percorre i centri vitali e li rende funzionali e capaci di svolgere il loro compito
essenziale per il mantenimento in vita dell'essere umano.

Il Maestro Shingeru Egami (Shotokai) in un passaggio del suo libro Karate-Do Nyumon dice:

Il problema della mente e' profondo. La sua elevazione ad uno stato superiore, l'allargamento e la purificazione di
se stessi, sono le ultime cose da conseguire per mezzo della pratica. Si devono allenare mente e corpo, perche'
diversamente la pratica non ha senso. Tentando di pulire la vostra mente dalle impurita' della vita quotidiana,
per mezzo del contatto spirituale con gli altri. La mente ed il corpo sono simili a due ruote di un carro, nessuna
delle due ha il predominio. Questa e' la pratica autentica. Ottenere qualcosa di valore spirituale nella vita e' vera
pratica. Entrando in contatto fisico con gli altri, si entrera' anche in contatto spirituale. Nella vita quotidiana
bisogna arrivare a conoscere le nostre relazioni con gli altri, come ognuno di noi influisca sugli altri e come le
idee si possano scambiare. Si devono rispettare gli altri e pensare bene di loro. Le persone devono essere mentalmente
aperte e rispettose del benessere e della felicita' altrui. In un combattimento, quando riuscirete a trascendere
dalla semplice pratica, riuscirete ad essere una cosa sola con il vostro avversario'.



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