Kabayashi Ryu

La nostra palestra segue gli insegnamenti del maestro Kobayashi Shihan.
Ecco una breve introduzione alle caratteristiche del nostro stile e del suo fondatore.


Kobayashi Hirokazu (1929-1998) fu uno dei Grandi Allievi di O Sensei Ueshiba Morihei, mirabile interprete dell’aikido di O Sensei, sempre fedele al suo Maestro, anche dopo la morte di questi avvenuta nel 1969.M° Kobayashi e O sensei

Rappresenta il punto di contatto tra la filosofia e la tecnica dell’aikido.

Ideologia pacifista: essa caratterizzava l’aikido di Ueshiba Morihei ma difficilmente ha avuto la possibilità di esprimersi anche dal punto di vista tecnico e relazionale.

Natura e marzialità: pur traendo spunto dall’osservazione dei movimenti della natura (e in particolare quelli dell’acqua) e quindi rifacendosi a movimenti "giusti" per definizione e pur basandosi su un concetto di non violenza che applicato alle tecniche prevedeva di non opporsi alla forza dell’attacco bensì di lasciarla esprimere e farla scorrere a proprio vantaggio, l’aikido di Ueshiba Morihei non risponde alla domanda che Cognard Andrè shihan giustamente si pone e cioè di "che differenza faccia imporre una vittoria pacifica e attraverso di essa la propria verità sul mondo, piuttosto che una vittoria guerriera quale le arti marziali tradizionali la concepiscono" (la messa a morte rituale che si esprime attraverso la proiezione o la immobilizzazione è giustificata  dal fatto che l’attaccante percepisce l’inutilità del suo attacco oppure che è costretto alla resa colpendo più volte il tatami con la mano per interrompere un’azione per lui estremamente dolorosa).

"Conflitto creatore", "vittoria giusta" e non violenza:

Questi due concetti sviluppati da Ueshiba Morihei, stridono con la constatazione che in ogni caso uno dei due contendenti impone all’altro la propria verità, imposizione che non è solo fisica ma anche morale. Questa constatazione, che scaturisce dalle riflessioni espresse in un recente articolo da Cognard Andrè shihan, ci porta a considerare che probabilmente Ueshiba Morihei non riuscì pienamente nel tentativo di trasferire nella pratica la sua idea sulla non violenza.


Alcuni aspetti dell’Aikido Kobayashi Hirokazu

L’Aikido Kobayashi Hirokazu va a colmare questa lacuna tra ideologia e pratica.

A) "Uke soku seme, seme soku uke": in una relazione non esistono preconcetti e quindi sia chi riceve l’attacco (uke) sia chi attacca (seme) sono uguali nella relazione stessa: "uke soku seme, seme soku uke" e cioè colui che riceve è uguale a colui che attacca e viceversa! Tale uguaglianza è un "a priori" spirituale più che razionale, nel quale non ci si pone in una posizione di superiorità concettuale o culturale o sociale bensì c’è la netta convinzione che non vi sia chi detiene la verità sul mondo e che in ogni caso né la violenza né la ragione stanno da una parte sola.

B) Meguri interno: il maestro Kobayashi Hirokazu, partendo da un’idea propria di Ueshiba Morihei e cioè che il movimento deve seguire una spirale di energia ("meguri") che si esprime attorno al centro di energia vitale ("seika tanden"), giunge alla convinzione che il "meguri" percorre delle vie che sono interne al corpo e ciò avviene ancor prima del contatto fisico, vale a dire che ancor prima del contatto fisico è possibile comunicare con il corpo dell’attaccante modificandone l’assetto e l’energia dell’attacco.

C) Meguri interno,estetica, efficacia: questa innovazione tecnica ha avuto come effetto di cambiare completamente l’estetica della relazione tecnica nella quale chi è attaccato non è obbligato ad eseguire grandi spostamenti per poter proiettare o per comunicare fisicamente con l’attaccante.Il concetto di estetica rappresenta un fondamento dell’Aikido Kobayashi Hirokazu : ciò che è bello è di per se stesso efficace.
Il meguri interno fa si che il corpo possa essere costantemente eretto ed il bacino mobile, condizione questa fondamentale affinché il movimento si realizzi in costante equilibrio e senza dover assumere posture arcaiche, tipiche di molte Scuole di aikido, ove le gambe sono esageratamente divaricate e le ginocchia troppo flesse con lo scopo di far abbassare il bacino ed ottenere un equilibrio che se associato alla rigidità del resto del corpo (braccia protese in avanti con mani aperte e dita divaricate e tese) costringe il praticante, nel momento in cui deve eseguire un gesto tecnico, a lunghi e ampi spostamenti per poter "smuovere" l’attaccante. 
E’ per questo motivo che molti praticanti, anche esperti, vedendo insegnare il maestro Kobayashi Hirokazu, giunsero alla errata conclusione che il Maestro fosse in possesso di una forza sovraumana per poter applicare le tecniche quasi da fermo e con efficacia. kobayashi h.

D) Spazio-tempo, sguardo, libertà: le tecniche sono eseguite senza mettere in atto quelle tensioni muscolari che impedirebbero all’attaccante di seguire in una sorta di "fascinazione"il nuovo spazio-tempo creato dall’attaccato il cui sguardo non è fisso come se dovesse "ipnotizzare" un attacco, bensì è libero e mobile e può partecipare anch’esso alla creazione del meguri interno. La libertà dello sguardo è intimamente legata alla libertà interiore e questa a quella individuale. La libertà individuale sta nel riconoscimento dell’alterità e nel diritto di questa all’esistenza (e qui riprendiamo il concetto di "uke soku seme, seme soku uke). E’ per questo che, come dice Cognard Andrè shihan, lo scopo del rituale dell’arte marziale e dell’aikido in particolare "non è più la messa a morte simbolica, espressione di una violenza travestita, ma un gesto d’amore suscettibile di illustrare il proposito di Ueshiba Morihei: la vera forza del budo è l’amore."

E) Etica del maestro Kobayashi Hirokazu: libertà individuale, estetica e tutto ciò che ne consegue da un punto di vista posturale e relazionale sono alcuni dei fondamenti dell’etica del Maestro Kobayashi Hirokazu dalla quale scaturisce un aikido che rappresenta l’originalità della nostra Scuola.
La tecnica si compie attraverso una gestualità che in primo luogo è universale ma traducibile in un linguaggio che appartiene all’uomo poiché si esprime attraverso un movimento che è già insito nell’uomo stesso, nelle strutture ossee, muscolari e articolari, entità anatomiche attraverso le quali passa l’energia. E’ per questo che l’aikido non può essere considerato almeno nella nostra Scuola, un banale mezzo per poterci difendere da un eventuale attacco, ma uno strumento di comunicazione universale, attraverso un linguaggio che ci è comune.

F) Il Maestro Sumida: questo grande maestro di kappo seppo (i punti che guariscono sono i punti che uccidono), ebbe enorme importanza per l’evoluzione dell’aikido del Maestro Kobayashi Hirokazu al quale insegnò come far risultare salutari le tecniche di aikido.
Ne è risultata così una tecnica veloce, potente, efficace e benefica.

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Altre peculiarità dell’Aikido Kobayashi Hirokazu





Il pensiero del maestro Kobayashi Hirokazu visto dal suo discepolo Andrè Cognard
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Dice Cognard Andrè shihan: "Kobayashi Hirokazu è morto nell’agosto 1998. Egli ha dispensato un insegnamento conforme alla tradizione giapponese per quanto concerne il metodo. Ha mostrato spesso, spiegato raramente e utilizzato più spesso la metafora che il discorso razionale. L’insegnamento passava attraverso il silenzio, il corpo e la sensazione. Tuttavia precisava verbalmente, e molto frequentemente, alcuni punti concernenti l’etica dell’aikido:

Egli illustrò quest’ultimo punto attraverso le consegne di meditazione che diede agli aikidoka: 'restate concentrati' sull’idea di ringraziare senza limiti, quali che siano i pensieri e gli avvenimenti ai quali tali pensieri si rapportano. Dite arigatai (vi ringrazio) fino a sentire il vostro corpo pieno di energia, poi yoku naru (che ciò diventi il bene, che tutto migliori) senza limitare questo augurio in nessuna maniera. Aveva l’abitudine di dire: 'per colui che applica questa regola, dekinai koto wa nashi' (niente è impossibile).
Ha anche detto molto chiaramente che questo insegnamento non era derivato da alcuna dottrina, che non si riferiva ad alcun antico principio. Veniva naturalmente dal corpo di colui che praticava mettendo nella pratica la sua anima.

Tamashi wo irete kudasai : "metteteci la vostra anima."


fonte: www.aactg.it

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